Entrare in connessione – becoming connection – essere parte di un corpo relazionale ed interrogativo è un impegno etico arduo, nel tempo del profiliferare di connessioni sempre più viturali, in cui l’interattività è carattere esclusivo della dimensione mediatica.

Nichilismo e post-modernità nel riscoprire l’importanza dell’alterità, dell’altro, la sua differenza e l’accesso alla complementarietà, finirono per generare uno dei tanti non senso che anima la costellazione e la dimensione esperienziale contemporanea: l’ostilità per l’estraneo; più che l’accoglienza del prossimo, accrescendo il sentimento di separatezza collettivo.

L’altro costituisce una verità che produce effetti importanti e decisivi sul vissuto individuale, e l’aprirsi al riflesso offerto, ci impegna ad imboccare porte di accesso imprevedibili e problematiche, attraverso le quali ri-esperire la realtà e l’ordine del nostro memoriale. Ecco che l’essere (in) connessione, cioè divenire corpo intersoggettivo, necessita lo spostamento della focale dall’oggetto ai processi relazionali, al fine di elaborare modelli – ipotesi – di spazi possibilifare, consequenziale ed imprescindibile ad un impegno morale, che sottintende un’azione di resistenza cultuale e sociale, sempre più materia di resilienza, modellata attraverso un atteggiamento entropico; cioè quel cambiamento/evoluzione che avviene attraverso un moto specifico, come suggeritoci del significato etimologico del termine stesso.

Un sentire, affine all’operatore visivo, secondo il teorico dell’estetica relazionale Nicolas Bourriaud che affermava: «l’artista inventa relazioni tra la gente con l’aiuto di segni, forme, azioni o gesti», attraverso una procedura, che lo stesso definisce realismo operazionale: «realismo perché si tratta, comunque, di un atto volto verso la realtà che è diretto a penetrarla, ma operazionale perché la maggior parte delle opere d’arte oggi sono orientate a una fuga dal mondo dell’arte in quanto tale e verso l’inserimento all’interno di processi reali»; vivendo nell’emergenza di puntare al superano di quel sistema dell’arte fatto di realtà autoreferenziali ed approdando sempre più spesso a spazi eterotopici dell’arte, e ad una significanza etnografica e del processo e del prodotto creativo.

(Raffaella Barbato)

Entropie _ Napoli > Palermo _ N40E14 > N38E13, che inaugurata sabato 25 giugno presso N38E13 Cultural Space è, dunque, la prima fermata di un progetto più ampio, cui farà seguito una seconda “fermata napoletana” in autunno,  a supporto della quale si è avviata un’azione di crowdfunding.

Gli artisti che hanno accettato l’invito per questa prima mostra collettiva sono:

CAMPANIA
Francesca Capasso
Adelaide di Nunzio
Pier Paolo Patti
Paolo Puddu
Ciro Vitale

SICILIA
Fare Ala
Silvia Giambrone
Sebastiano Mortellaro
Carmelo Nicotra
Maria Rapicavoli

DURATA
Dal 25 giugno al 25 settembre 2016

PROGETTO DI N38E13
Direzione e coordinamento: Ennio Pellicanò
Curatela: Raffaella Barbato
Progetto di allestimento: Agnese Giglia
Assistente all’allestimento: Giuseppe Vassallo
Collaborazione alla produzione: Maria Stella Di Trapani
Progetto grafico: Leonardo Vaccaro
Ufficio Stampa: N38E13

Download Attachments